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martedì, 13 ottobre 2009

POESIA AL FEMMINILE
 
 
 
 
ANTONELLA ANEDDA ,
LA POESIA COME MEMORIA
 
 

Anedda



 
 
 



 Ha pubblicato le raccolte di poesie "Residenze invernali" (1992), "Notti di pace occidentale" (1999) e "Il catalogo della gioia" (2003); i saggi "Cosa sono gli anni" (1997), "La luce delle cose" (2000) e il libro di traduzioni "Nomi distanti" (1998). Di Philippe Jaccottet ha curato il volume "La parola Russia" (2004). Tre stazioni (2003), Lietocolle; Dal balcone del corpo (2007), Mondadori; La vita dei dettagli (2009) Donzelli. E’ tradotta anche all’estero, in inglese, francese, tedesco, spagnolo, svedese.
Antonella Anedda, nata a Roma,ma di origine sarda, lavora presso l'Università di Siena-Arezzo, dove si occupa di mediazione linguistica. Ha collaborato per varie riviste e giornali come Il Manifesto, Linea d’ombra, Nuovi Argomenti.
 
 
oleandro_rosso

 
 








QUELLO CHE DELL’AMORE RESTA



Molto era in quell’alba, in quell’albergo, nella carta
che mostrava l’acqua dura del muro e del soffitto.
Tutto, forse il senso del mondo, era nel singhiozzo di lei
con la nuca che batteva contro il letto
e nel gesto di lui
che le avvolgeva i seni nel lenzuolo.
Fuori cresceva il giorno
innaturale, come lo stelo di ferro della lampada
scosso a lungo con ira quando il corpo dell’altro era più solo.
 
 



dal balcone del corpo



 










ANABASI


parve opportuno inoltrarsi verso l’interno…

1, Alberi

Attraversati dal vento, sotto le nuvole, nel mattino scuro. Da un mese sono nudi, grigi, sufficienti a se stessi. Cammino sotto i rami: c’è un crepitio segreto: i pensieri, i capelli, l’unghia di un sentimento a metà staccato: spina che si prepara, che naviga veloce dentro il sangue.

2, Sere, case.

Sera e non ancora notte con una striscia di rosso sulle case.
Casa lucente, azzurra nel tepore che ci accoglie con le posate scosse come campane liete.
Sera e quasi notte, solo un’ostia di luce sulle case.
Ancora un riverbero e da una conca di tepore il lungo lamento di una voce, il tamburo di un corpo contro una parete, una guerra, un dolore, una richiesta
e fuori lo stesso giardino profumato, la magnifica notte.

3, Alba

C’è un autobus che ruota sulla sabbia infuocata. Ci sono l’azzurro-grigio dei vapori, l’azzurro-nero dei cipressi, la nave che dal porto si allontana e brucia gli scogli contro i fianchi. Entroterra e orizzonte.
Un cuore di vigneti, il mare di pietra, una fiammata di ulivi, un’onda immobile.

4, Ossa

Mani sul balcone: sangue che la stretta sulla ringhiera sbianca, minuscole fratture. Seni senza scheletro, capezzoli ciechi
loro lungo buio.
Oggi ogni parola è aria:
la morte ascende al cielo: una foglia di alloro
solo, più staccata di altre, senza più nervature.
5, Occhi,ospedale

Fanali davanti un palazzo a sei piani ocra e nero con una croce sul tetto.
A volte i malati guardano le macchine, in vestaglia, in pigiama
a volte leggermente bendati.
Nei loro corpi c’è una gloria sottile.




A.ANEDDA 1


 
 
 UNA SERA D’INVERNO IN CITTA’
 

Ora ha smesso di piovere. Dalla finestra il mondo è a gocce:
un viso senza naso, occhi, labbra. Solo queste minute lacrime
sugli alberi e le case. Una in particolare si rischiara
dove qualcuno piange sulla sua poltrona
composto, fermo solo incerto se la casa somigli
a quelle che abitò in passato e che confonde.
Non è di nostalgia che piange, ma per il peso intero
della pioggia, come se lui fosse il tetto
che sopporta e si scrosta.
Come se l’intero palazzo, gonfio di acqua e pietra
rivelasse un’offesa.
Una creatura può crucciarsi per questo, passare sveglia la notte
o replicare nel sogno la desolazione. Essere in un burrone.
Stare lì tra la terra, nella pioggia che viene.
 
(Tratte da IL CATALOGO DELLA GIOIA, Donzelli 2003)
 
 
…….continua)
postato da: saldan alle ore 16:24 | link | commenti
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domenica, 11 ottobre 2009



 
 
 
 
POESIA AL FEMMINILE, DUE VOCI.
NATÀLIA CASTALDI, VIOLA AMARELLI
 
 
 
 
IL CANTO DELLA NOCE
Pubblicato in poesia contemporanea da natàlia castaldi il 11 Ottobre 2009
In www.minimalismi letterari e dintorni controvento.wordpress. com
 
 
 







noce-di-burro











Noce di burro

 
 
 
 
"Io sono la noce"
disse il morbido burro,
"la sete di giustizia
rinchiusa nel tuo mallo
e sono la fiamma
che trema al davanzale,
il respiro, che accende il tuo pensiero".
.
 
"Io sono il burro"
- rispose la noce -
"che unge il pane,
t'insaporisce il vento,
lucida il mallo".
.
 
"E sono la passione"
- cantarono insieme -
"la rosa,
la spina del tuo cuore.
Sarò l'arpione che trafiggerà l'empia codardia
d'ogni misera statura,
la freccia che vincerà la nostra guerra,
la sfida che ti sussurra il vento sulle labbra"

 

 
 
 
 
 
DOVE UN TEMPO PIANTAMMO UNA QUERCIA
SI SECCO’ ANCHE IL MIO ULIVO


FrangipaniFlowers

 
 
L’ombra incredula della collina
scende macchiata di porpora e china,
il vento spoglia i rami alle dita
- scabre le vene s’asciugano ai polsi.
Un plaid di foglie falciate all’ulivo
piange scomposto l’immobile grido
delle radici che succhiano al suolo
l’aspro sapore di chi s’è perduto.
Lì dove un tempo piantammo una quercia
priva di ghiande da offrire ai suoi porci,
ascolteremo cantare le stelle
nelle pozzanghere e dentro le fosse.
 
 
 
 
 
LA CUTRETTOLA
Pubblicato in poesia contemporanea da natàlia castaldi il 11 Ottobre 2009




tulipano2




 








Dischiuse le palme dissetino l'arsura
,
 
non c'è risveglio più dolce
che nella brina tra le foglie.
Rimango all'ombra del glicine a fissare
l'arcobaleno che fiorisce tra le dita.
E' una coppa frizzantina
l'offerta dell'incanto
nel cinguettìo dell'alba
a primavera.

 

 
 
 
OCCHI NEGLI OCCHI
Pubblicato in poesia contemporanea da natàlia castaldi il 5 Ottobre 2009
 

 

munch-eye-in-eye






 










Occhi negli occhi - Munch




Legami ancora il vento tra le dita
 
 
ed i capelli alle tue labbra,
 
parlami - piano - delle ore senza sole
 
 
 
e del moto del mare quando ha freddo.
 
 
 
.
 
 
 
Raccontami le storie dei silenzi
 
 
 
e racchiudi il canto nel cerchio dell'acqua:
 
 
 
dalle tue pupille - ancóra - lascia ch'io beva
 
 
 
.
 
 
 
fammi addormentare in una menzogna.
 
 
.

 

 
 
 
 
 
QUATTRO  BELLISSIMI INEDITI DI VIOLA AMARELLI
 
Autrice di due raccolte :
FUORIGIOCO, Joker (2007)
NOTIZIE DALLA PIZIA, Lieto Colle (2009)
 
 
 
SILENZI
 
http://viomarelli.splinder.com

 

 




_medium




 















La folla di parole:

ottantaquattromila i grovigli tra passioni
da cui, per cui, onde
i triliardi di risuoni, resse di annata
ormai soffi d’aria sporca, fuliggine
che si attacca nei cervelli. Autistico
rimbomba nel diniego il ragazzino strambo e nei capelli
ricci genetici risalgono i ricordi
                                                apparteneva è d’un altro mondo,
sordo e muto. Siamo vivi.

 
 
ANCORA





ANCORA




 














Mettetemi il vestito rosso
E poi alla terra morbida una fossa
Ch’io rinasca verme e insieme mosca
Magari campanula o cicoria
E questo è tutto senza tante storie,
Così da morta ancora serva alla vita.
 
 



 
SUL CORPO




SUL CORPO







 










Ricorda che il corpo

è come la schiuma del mare, un miraggio

................................................................

ricordalo, e passa oltre la morte

 



 
MINIMALIA






L


 
 
 











l’alito, il soffio
tengono in piedi il mondo
che crea e dissipa
l’ogni cosa vento
 
……….
 
c’erano state oscurità, implosioni,
bagliori di sé a sé
ecco, il dolore,
noi corremmo altrove
 
………….
 
motiglio di pretese le mie e le altrui
e allora al folto dei noccioli
sandali in acqua, la polvere scomparsa
 
 ………….
                       
il trionfo resta il papavero
incurante di ruggine
rigoglio
di tra le traversine abbandonate
 
………….
 
maraviglia di veglia violaciocca,
giallo cobalto, che nessuno tocca.
 
………….
  
 
buchi nell'acqua
i giorni, i corpi, gli incontri
liscia si espande inafferabile
la mente
 
………….
 
la memoria attardata di
erezione le si appiglia
trofeo polveroso
che si sfalda mentre esonda l'apertura
                              
 ………….                 
 
foglie, stelle, conchiglie
andando
mare, cieli, terre
al fondo delle cose
una scintilla
 
 
 
………….
            
limpidamente ridono le ciglia,
le unghie, i petali,
la pelle
 
………….
 
fuori è dentro senza centro
 
………….
 
vuoto sé
 
 
fare l’amore con l’oceano e il vento
tutta la vita riempie d’esultanza
nulla di più magnifico e splendente
nulla pari nell’agio della danza
nulla più che l’attimo l’eterno


http://viomarelli.splinder.com
postato da: saldan alle ore 20:36 | link | commenti (5)
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domenica, 04 ottobre 2009

 
domenica, 04 ottobre 2009
 
 
Mercedes Sosa 
Mercedes Sosa
9 luglio 1935 - 4 ottobre 2009


UN SALUTO GRATO
E AFFETTUOSO
A UNA GRANDE ARTISTA


MERCEDES SOSA
OGGI
HA CONCLUSO
IL SUO VIAGGIO
 
 

http://www.youtube.com/watch?v=WyOJ-A5iv5I&NR=1#



 
 
 
 
 
CIAUU, NEGRA!
postato da: saldan alle ore 19:37 | link | commenti (3)
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sabato, 03 ottobre 2009

PER LE VITTIME DELL’”ALLUVIONE” NEL MESSINESE
 
 
 
TERRA VERMIGLIA
 
di Natàlia Castaldi
 
NATALIA CASTALDI



Soffia ora il vento della morte,
solleva le camicie sui capelli
che nessuno più pettinerà
Ma chi vi tolse la sabbia dalle scarpe,
quando doveste alzarvi per morire?
O dita,
che toglieste ai morti la sabbia dalle scarpe,
domani già sarete polvere
nelle scarpe di quelli che verranno!
(Nelly Sachs)
 

messina_di_notte




 





la magia della falce del porto  di Messina quando dorme
 
 
quella che posto qui stanotte, é una delle prime poesie che ho scritto tanti, troppi anni fa
l’accompagno alla musica di speranza inviatami stasera da Fernanda Ferraresso, che non finirò mai di ringraziare abbastanza, e ad un’immagine di quiete notturna che abbracci ancora questa città che la natura ha voluto splendida ma che non sa ancora altrettanto rispettare le leggi proprie delle sue radici di acqua, sale e terra che la ospitano e la nutronocon la preghiera che domani non sia l’ennesima giostra di ipocriti pianti e che si rimbocchino le maniche gli uomini che ancora vogliono mantenere viva la propria dignità di esseri umani e civili, che da più di un secolo pare abbiano dimenticato le baraccopoli che Messina ospita dal terremoto del 28 dicembre 1908.

Le opere faraoniche e le cattedrali nel deserto lasciamole alla storia di popoli nobili nei loro miseri mezzi, all’industrializzata civiltà dei nostri tempi chiediamo dignità, diritto, lavoro, rispetto ambientale, scuole, strade, reti fognarie, strutture sportive, asili aziendali, controllo della qualità del lavoro, … e che ognuno faccia semplicemente il proprio dovere.
natàlia



http://www.youtube.com/watch?v=4IQYpopq6jA&feature=player_embedded#






 
 
 
Terra di sole e di sale
 
di vento e dolore,
terra vermiglia
e di nere sottane
terra di riti
e santi in processione
di petti battuti
dinanzi alla croce,
 di peccati espiati
in superstiziose azioni
che alleggeriscono l’anima
dei suoi fardelli.
 
Terra di campi e profumi
di viti e meloni:
contrasti immensi
nei tuoi colori!
Terra di perduti onori
che non risparmi
occhi innocenti,
terra che inghiotti
e che penetri il cuore:
con tutto il mio odio
ti canto il mio amore.

 

Dalla rupe di Cairano
postato da: saldan alle ore 23:21 | link | commenti (2)
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sabato, 26 settembre 2009

POESIA AL FEMMINILE, GIOVANNA BEMPORAD



 
 



GIOVANNA BEMPORAD















(Giovanna Bemporad, Ferrara 1925)



MADRIGALE

FrangipaniFlowers



 
Padiglione di mandorli nel biondo
colore di febbraio è la campagna;
e al rapido infittirsi dei germogli
che traboccano, o in punto di incarnarsi,
la voluttà mi afferra senza braccia.
L’immagine di lei si acciglia e ride
sotto un gioco di rondini, al suo collo
mobile di baleni accosto il labbro
e alla sua bocca, foglia di sibilla.
Ma insiste per i campi un assiuolo
l’armonia di velluto, e fa un profumo
dal suo bruno languore misurato
la viola; io ripenso le sue dita
rosse all’estremità, petali intinti
di porpora, tracciare sulla sabbia
dei millenni il mio nome all’infinito.
 
 
 
VERAMENTE
IO DOVRO’
DUNQUE MORIRE

FrangipaniFlowers


 
Veramente io dovrò dunque morire
come un insetto effimero del maggio
e sentirò nell’aria calda e piena
gelare a poco a poco la mia guancia?
Più vera morte è separarsi in pianto
da amate compagnie, per non tornare,
e accomiatarsi a forza della celia
giovanile e del riso, mentre indora
con tenerezza il paesaggio aprile.
O per me non sarebbe male, quando
fosse il mio cuore interamente morto,
smarrirmi in questa dolce alba lunare
come s’infrange un’onda nella calma.


DaEsercizi”, Garzanti, 1980
 
 
 
 
MIA COMPAGNA
IMPLACABILE
LA MORTE



FrangipaniFlowers


Mia compagna implacabile la morte
persuade a lunghe veglie taciturne.
Ma non so che inquietudine febbrile
fa ingombro a questo dolce accoglimento
calando il sole, prima che ogni gesto
si traduca in memoria e che ogni voce
s’impigli nel silenzio. Forse il vento
porta come un rammarico del tempo
che non è più, trascina per le strade
deserte una fiumana d’ombre care.
E biancheggia un’immagine tra i gigli
di giovane assopita nel suo riso.


Da
Esercizi”, Garzanti, 1980
 
 

1888








Da “AFORISMI





FrangipaniFlowers







È come un gioco
di venti nella polvere di un prato
senza confini, l’ansietà dei vivi…
E al nome della giovinezza io sento
stringersi il cuore come ad una fiamma
che si risolve in cenere.



LE PLEIADI


 
 















Per chi volesse leggere ancora su Giovanna Bemporad, anche suoi testi,
consiglio i seguenti blogs:
 
Anna Maria Ortese – In sonno e in veglia di Giorgio Di Costanzo, Splinder
 
Giovanna Bemporad di Orazio Converso, Worpress
 
La Dimora del Tempo Sospeso di Francesco Marotta, Splinder
postato da: saldan alle ore 11:30 | link | commenti (1)
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mercoledì, 23 settembre 2009

 

POESIA AL FEMMINILE, DUE VOCI
REFLEJOS (NC)
                       (dal blog Minimalismi letterari e dintorni conrovento)
 
CENTINAIA DI NOTTI
di
Kathryn Levi
 
(Tradotta dall’inglese da  Maria Baiocchi)
 
ascolto-metamorfosi 1 (NC)
(Foto dal blog Minimalismi letterari e dintorni conrovento)
 
Qualcuno passa la vita
su in soffitta, in attesa.
 
La notte scorsa ha sussurrato
vieni da me. Ero troppo lontana.
 
Ma ho sognato la sua voce
che aspettava la mia. In un’altra stanza
 
una vecchia va su e giù lentamente
vuole che stia con lei
 
a farle compagnia – è tutto quello che resta.
Alla fine del giorno scricchiola una trave
 
da qualche parte in ogni casa abitata da fantasmi.
Una bambina pensa – è il mio fantasma
 
che mi viene a prendere.
La nonna sorride, lei sa
 
troppe cose. Dev’essere li che
infine arriva. Questo ho pensato
 
centinaia di notti fa.
Non sono venuti i fantasmi, né l’amico perduto
 
dalle mani gentili. Ho stretto l’aria
tutta la notte. Era così morbida.
 
Allora cosa resta? Le mie mani
sono vecchie ora e tremano, chiedono aiuto.
 
E l’attesa è fredda
troppo pochi
 
i ricordi. Ma ancora riesco a sentire.
Ascolta – quello era quasi
 
un suono.
 
Da LO STRANIERO n. 96 Giugno 2008 Arte e Parte pag. 85
 
 
 
suggestioni sconnesse
                       (dal blog Minimalismi letterari e dintorni conrovento)
 
 
LES RETROUVAILLES
 
Per photoshopero 28
di effeffe
 
 
di Véronique Vergé
 
 
LUNA A POSILLIPO
L’anima di chi
è allacciata ad una voce
alla musica del mare
entra nella mia,
straniata, con grida…
 
Grida della fame d’esiliata
senza nulla in bocca
che non sia poesia….
 
Grida d’amore
e di malinconia
alba della fine
di me e di Marina…
 
d’una morte estiva
persa e ritrovata
nel respiro del mare….
 
Fame
senza centro e  colore
assoluta
sempre avanti  nell ‘ombra,
nel cuore della  solitudine…
 
Guardo più dappresso
i mille punti d’aria delle onde,
come il respiro che si allunga
(e che rattengo),
per non morire….
lido don pablo sal di vilio
(foto Salvatore Di Vilio, da Diario Settimanale)
 
(Elaborazione di un commento di Véronique Vergé su Nazione Indiana, a cura di Saldan)
postato da: saldan alle ore 10:30 | link | commenti (2)
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venerdì, 18 settembre 2009

MUSTAFA
 
di Franco Arminio
franco_arminio  1
 
metto qui una poesia scritta molti anni fa per un amico bosniaco che trovò rifugio e morte a bisaccia. la dedico ai sei militari morti a kabul.
NOTTE DI GAZA (NC)
**
settembre ci ritrova in un piattino
d’acque scure
con la prosa povera delle acacie
il grillo di carbone
le anime rafferme o addormentate.
in questi giorni di cui nessuno è lieto
l’aria è disadorna
e noi siamo estraniati da ogni ardore.
né docile, né servo all’agonia
il pittore di sassi ha un filo di fiato
per tenere a bada la morte,
nient’altro.
la nera stella dei balcani è in frantumi
e lui deve stirare uno ad uno i suoi respiri
la sua ultima biancheria.
la tavola del mondo è inospitale.
un dio barbaro getta i sassi
dal cavalcavia.
INCURIA (NC)
Written by Arminio in www.comunitàprovvisoria.worpress.com il  17.9.2009
 
postato da: saldan alle ore 17:25 | link | commenti (1)
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mercoledì, 16 settembre 2009

 

IN MEMORIA DI SIMONE CATTANEO
simone-cattaneo
 
Simone Cattaneo
(1974 – 2009).
Sue poesie sono state pubblicate su “Atelier”, “La clessidra”, “Hebenon”, “ Poesia”, “Letture”, “Graphie”, “Tratti” e “Clandestino”. E’ stato incluso nel testo curato da Giuliano Ladolfi, L’opera comune. Antologia di poeti nati negli anni settanta (Atelier, 1999). Suoi testi, con una presentazione di Roberto Roversi, sono presenti nell’antologia Dieci poeti italiani (Pendragon, 2002), a cura di Maurizio Clementi. È stato incluso in Lavori di scavo. Antologia dei poeti nati negli anni ‘70 (Antologia web di Railibro, 2004) e in 100 Poesie di odio e di invettiva a cura di Antonio Veneziani (Coniglio Editore, 2007). Il suo primo libro di poesia, Nome e soprannome, è stato edito nel 2001 nella collana di poesia della casa editrice Atelier, come l’ultimo Made in Italy , 2009
 
Poesie di Simone Cattaneo
 
Made in Italy
 
Non mi importa niente dei bambini del Burchina Faso che muoiono di fame,
non ne voglio sapere delle mine antiuomo,
se si scannassero tutti a vicenda sarei contento.
Voglio solo salute,soldi e belle fighe. Giovani belle fighe, è chiaro.
Che gli appestati restino appestati, i malati siano malati e
i bastardi che vivono in un polmone d’ acciaio
fondano come formaggio in un forno a microonde. Voglio bei vestiti,
una bella casa e tanta bella figa. Buttiamo gli spastici giù dalle rupi,
strappiamo fegato e reni ai figli della strada
ma datemi una Mercedes nera con i vetri affumicati.
Niente piani per la salvaguardia delle risorse energetiche planetarie
vorrei solo scopare quelle belle liceali che sfilano tutti i sabato pomeriggio
con la bandiera della pace. Non ho soldi e la botta è finita.
Ma sono un uomo rapace, per le vacanze pasquali
quindici milioni di italiani andranno in ferie lasciando
le loro comode case vuote.
Alla fine non sono razzista. Bianchi, neri, gialli e rossi
non mi interessano un granché.
 
ANIMA NERA 4
*
 
Mi sono svegliato di colpo e ho visto le finestre aperte della camera da letto
e un’aria densa e grigia che mi faceva tremare dalla testa ai piedi.
La mia ragazza ucraina nuda sul davanzale mi indica il confondersi
senza retorica della luna con il sole attraversato
da un lampo d’aeroplano schiacciato.
L’avrei voluta strangolare sul posto con la cintura dei pantaloni
se solo li avessi avuti addosso. Quindi le ho chiesto gentilmente di chiudere
le finestre e di tornare a letto per un ultimo chiarimento.
Due giorni dopo l’ho prestata al mio migliore amico in cambio
di tre prime linee di Versace e di un aperitivo al bar.
Perchè l’amicizia è sempre l’amicizia.
IMMAGINI E . M. 1 
*
 
Troppo bello per essere un pugile,
troppo brutto per fare il magnaccia
camminavo nel centro di Buccinasco
senza lavoro e inzuppato di grano
aspettando l’ora dell’aperitivo
quando mi sale la voglia di farmi fare le carte dalla vecchia strega del quartiere.
In realtà i suoi tarocchi non sono altro che
pezzi di bibite strappati a dentate ma alla fine ci si arrangia con quel che si può.
Rifilato un carico da venti alla vecchia le chiedo brutale
quando morirò, lei mi sorride e risponde presto a ventisette compiuti.
La informo dei miei ventinove e la mia anziana strega di Buccinasco mi
conforta dicendomi, vedi allora sei un uomo fortunato.
I soldi migliori spesi negli ultimi dieci anni.
 
cartomante
(foto dal blog www.natàliacastaldi.wordpress.com)
*
 
Si è tagliata le vene e ha disegnato con il sangue
sul muro che costeggia il mio palazzo dei dolci gabbiani d’amore.
Non è servito l’intervento di pulizia del comune, un po’ di pioggia
nella notte ha cancellato tutto. Chi fosse questa strana tipa
non si è voluto mai sapere, aveva solo una specie di ponteggio
che le reggeva il mento. Sarà stata una grave malattia dal decorso fulminante.
Certo è che novizi, discepoli e santoni
portano tutti gli stessi cognomi
contraggono il viso ed è un omicidio,
credono nell’ospitalità di un’unica soluzione,
una sola dimensione, una fatale emarginazione.
 
IMMAGINI ELDA MARTINO
*
 
Non luogo a procedere.
Guardo dalla finestra di casa lo scheletro di una lavatrice
partorire sotto i platani del viale una nidiata di conigli elettrici,
alzo la testa e vedo un soffitto di stagno rosso arancio
sbilanciarsi in avanti con rumori assordanti, cammino rasente i muri
con la paura di inciampare nel materasso di lana arrotolato e
fracassarmi di nuovo la clavicola.
Vorrei che qualcuno mi picchiasse sulla schiena con degli asciugamani bagnati
e mi scaricasse fra le macchine abbandonate in zone isolate.
deren_skull2
*
La madre di un mio compagno delle scuole medie 

mi ha bloccato in una strada del vecchio quartiere

dicendomi che suo figlio era morto 

Non si è sbilanciata più di tanto e mi ha invitato al funerale.

Mi è parso buona educazione accettare.
 
Una settimana dopo mi ha fermato sotto casa e con aria decisa
 
mi ha confidato che calzo lo stesso numero di piede del suo povero figlio,
 
così mi ha regalato due paia di scarpe e un giubbotto giallo.
 
Qualche sera fa sono finito in un bar di Milano e
 
ho abbordato una ragazza sudamericana molto sensibile
 
al mio nuovo giubbotto canarino. Ho stretto gli occhi
 
e le ho sussurrato che per i particolari non bado mai a spese.

 
 

baldung14
***
 
 
Il mio amico Giulio si arrangiava mangiando ragni per pochi soldi,
 
con qualcosa in più si scolava un bicchiere di detersivo davanti
 
ai clienti del bar, ha impegnato la fede nuziale e ha preso lo scolo
 
per potere mangiare, odiava politici, froci, zingari e musulmani
 
non si è mai capito per cosa parteggiasse
 
forse solo per quell'albanese comprata e smontata
 
a piacere sulla branda buttata in fondo al cantiere.

 
retrouvemoi_sous_les_pieds_des_ga_2

 
***
 


Ho incontrato un mio vecchio compagno di calcio
 
alcuni mesi fa in un ristorante di Torino, abbiamo giocato insieme
 
per circa dieci anni, da altrettanti non ci si vedeva
 
ci siamo abbracciati e abbiamo ordinato da bere. Vive lì adesso, almeno
 
così mi ha detto, genitori e fratelli morti, una zia a Garbagnate e
 
qualche cugino vicino a Napoli, gli unici suoi gioielli.
 
Era già ubriaco. Nessuna donna, lavoro interinale e monolocale.
 
Poi mi ha domandato come me la passavo. A quel punto è caduto
 
dallo sgabello del bancone e si è fratturato femore e umore.
 
Ho pagato il conto, chiamato una autoambulanza e me ne sono andato
 
sapendo che non avrei potuto fare niente di più
 
quella notte, né per lui né per me. Quando giocavamo
 
insieme, entrambi difensori, non provavamo pietà per nessuno.
 
 
giuseppe-tomelleri
(foto dal blog La Dimora del tempo sospeso)

***


 
Era il capocannoniere acclamato dei tornei di calcio dell'intero isolato
 
anche se riceveva la pensione di invalidità per totale cecità,
 
riusciva a spaccare il parabrezza di una macchina a mani nude senza tagliarsi,
 
aveva la pelle delle braccia flaccida come asfalto fuso
 
tutti i ragazzi non più alti di così
 
lo chiamavano Aladino perchè risolveva ogni problema di vita con un buon consiglio.
 
E' morto straziato dal monossido di carbonio di una stufa a metano,
 
ha lasciato alla ex moglie una roulotte verde sbiadita e
 
dei cumuli di spazzatura grandi come piscine comunali.
 
Quando ero bambino mi ha biascicato che per innamorarsi
 
bisogna procedere alla molatura per ottenere una superficie liscia oppure
 
percorrere un'autostrada contromano in agosto.
 
Perché proprio in agosto non l'ho mai capito.
 

 
urlo-di-munch

***
 


Aveva un piede valgo e studiava diteggiatura
 
mentre tramutava Ketamina liquida in cristalli per poi sniffarla
 
e mi chiese ad un tratto facendosi serio cosa ne pensassi
 
della situazione mediorientale e delle scarse risorse energetiche planetarie.
 
Mi sono tuffato sulla poltrona di elle marrone del salotto e
 
ho chiesto un pò di vino. Inizia la partita dell'Italia fra poco,
 
tutti in piedi a cantare qualcosa di diverso mangiandosi solfeggi e
 
salame: è solamente un'altra serata di calcio contaminato,
 
in attesa di una nuova leucemia.
INCURIA (NC)

LA MIA IMPRESSONE DI LETTURA
 
di Saldan
 
Bella poesia, poesia narrativa, d’invettiva, non gridata e non retorica, ma tutta nel testo dei “parlanti” che “si fanno” sulla carta, un po’ alla maniera dell’antologia di Spoon River di Lee Masters.
Qui, però, non c’è il senso nostalgico e desolato dei morti che “parlano” retoricamente al lettore-vivente. Qui la forza è tutta nell’antiretorica della rappresentazione a tutto tondo di personaggi- mostri, emblemi di ciò che pullula negli ambienti urbani , nelle periferie del postcapitalismo, “from under”.
Nessun artificio retorico; ritmo e stile sono tutti nella rappresentazione, nello “sparire” della voce del poeta-narratore:pefetto esempio di mitopoiesi o di “mise en abime” senza nulla concedere al narcisismo o all’interferenza del poeta /autore : qui si vede cosa vuol dire “rappresentare e far parlare un personaggio, sparendo, non lasciando intravedere la “funzione di regia” del poeta/narratore: quando ciò riesce, allora il “testo” ha raggiunto lo scopo, ha un suo perfetto equilibrio, al di là della forma chiusa (rima, metro) o aperta (versolibero).

Davvero bravo, Cattaneo. Non lo conoscevo. Che peccato che abbia “scelto” di andarsene! Che spreco, quanto ancora avrebbe potuto dare, esprimere!

Grazie a Gianni Bondillo  e a Flavio.Santi per averlo ricordato su Nazione Indiana. Qui di seguito rilancio il post lì inserito il 15 settembre scorso.
 
simone-cattaneo

 
[Come m'ha scritto attonito, via email, Flavio Santi, "in questi giorni è successa una cosa assurda: Simone Cattaneo, giovane poeta, ha deciso di andarsene". Abbiamo deciso perciò, per ricordarlo, di pubblicare qui su NI un articolo di Flavio uscito tempo addietro su "Il Riformista" e poi, a seguire, alcune poesie di Simone. G.B.]
La carriera del poeta

di Flavio Santi
Strana la carriera del poeta. Strana soprattutto in Italia. Prendete ad es. uno come Simone Cattaneo. In Inghilterra o in America sarebbe una star, un poeta conteso da reading e salotti buoni, programmi tivù e seminari universitari. Che è quello che succede ai suoi colleghi Armitage – con cui condivide fra l’altro lo stesso nome – , Paul Muldoon e soci. Quello che voglio dire è che Cattaneo fa una poesia al vetriolo, tra il sociale e il vuoto per dirla con i Baustelle, amatissima all’estero. Cattaneo è il nostro Armitage (per dimostrare questa tesi una volta ho fatto uno scherzo tremendo a un critico: gli ho passato un gruzzolo di poesie di Cattaneo spacciandole per primizie di Armitage. Non vi dico l’entusiasmo dell’illustre studioso per quegli “inediti”…).
C’è un piccolo problema (tale in Italia, no di certo all’estero): Cattaneo è come la sua poesia, franco e schietto, non fa la corte a nessun potente di turno, critico e poeta, lui pensa a vivere e a scrivere. Ma nel nostro bel paese questo significa una sola cosa: isolarsi. Per questo Cattaneo non è ancora valutato come merita. Lo vedete nelle antologie che contano? Ai festival di tendenza? No. No, perché – sembrerebbe un paradosso, ma è così – Cattaneo pensa a scrivere, e non a – prendo in prestito la brutalità del suo linguaggio – leccare il culo. Si fa presto a esibirsi in impeccabili analisi testuali, retoriche e stilistiche – chi non ne è capace? –, quando invece il problema è a monte, ed è di natura morale (e dunque molto più arduo): come essere in grado di compiere scelte di qualità e non di interesse. Non dico sempre (siamo esseri umani, suvvia, peccatori ed esposti al richiamo delle sirene), ma almeno nella maggior parte dei casi. Per fare un esempio: se Thomas Pynchon vivesse in Italia, con lo stile di vita che conduce, sarebbe inedito e dimenticato. Qua in Italia per avere un minimo di riscontro bisogna pensare al come, non al cosa. Crearsi una rete di rapporti, costruirsi una figura pubblica, e poi su quelle basi innestare tutto il resto – che in una concezione normale di arte sarebbe invece il dato primario. Bisogna ripensare i modi di fruizione dell’arte: il marchio, il brand sta diventando una presenza troppo ingombrante anche in questo campo. Così facendo il rischio principale è di oscurare autori di indubbio valore ma dalla vita sociale “normale” e non compromessa a qualcuno o qualcosa. In cambio, si sa, abbiamo autori deboli ma presenzialisti (l’elenco è chilometrico, per non fare torto a nessuno applico il teorema di Sturgeon: il 90% di tutto è spazzatura. Funziona benissimo anche in letteratura italiana).
Del resto l’Italia che emerge dalle poesie di Cattaneo è proprio un’Italia di questo tipo: meschina, approfittatrice, paracula, senza dignità, votata al più bieco compromesso. Ma Cattaneo non odia quest’Italia; a suo modo la ama. Di un amore struggente e autodistruttivo, poco lenitivo e molto disperante. Come scrive Pasolini: “Questa è l’Italia, e / non è questa l’Italia: insieme / la preistoria e la storia che / in essa sono convivano, se / la luce è frutto di un buio seme”. Cattaneo racconta la storia di un paese perso e smarrito. Al tracollo morale e culturale.
*
 (Pubblicato da Gianni Biondillo in Nazione Indiana 15 settembre 2009 h 10.00)
 
 
Per chi volesse leggere la poesia di Simone Cattaneo, consiglio:
 
  • Nome e soprannome , Editrice Atelier 2001
  • Made in Italy,    Editrice Atelier, 2009 € 10,00
 
 ordinabili dal sito della Editrice Atelier
ELISABETTA COSIMI 13

 


postato da: saldan alle ore 17:44 | link | commenti (2)
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venerdì, 04 settembre 2009

 

NATÁLIA CASTALDI, POESIA CIVILE

 

“Pianto di stelle anche stanotte/nel cielo dei soprusi/d'umano invocare divine discolpe/per rammendare squarci di carne ed anima/nello scendere del sipario sull'infamia del mondo.”

 

 

 

IN BIANCO E NERO

 IN BIANCO E NERO (NC)

 

 









È inutile come il mattino

dopo un sonno senza riposo
rincorrere l’ombra d’un sentiero di cipressi lividi
infilando perline ad una collana spezzata
intorno al collo della negligenza.

Succube di parole morte nella notte senza afa
la fede spezzata in un crocicchio di quesiti senza attese

si deforma nello specchio di mille maschere

(di zucchero e  sale.


***
Se la luce è trasparenza a cosa serve questa patina dorata?

***

In bianco e nero amo guardare il vero delle cose
nel grigio smorto delle nebbie al camminare

degli scarponi antinfortunio detratti a rate

dallo stipendio aziendale.

 

***


Alle cinque cantava la sirena il richiamo delle anime
trascinanti corpi che evaporavano odori di letto e figli.
Seduta a studiare diritto internazionale

la osservavo passare in fretta e sognavo un avvenire

che mi facesse ricordare il suo nome,

ma una mano scrisse una legge, poi perì nel sangue.


***
Nessuna luce ancòra dal mio balcone è degna

dei colori del reale

***

 

Si mischiano le pelli dei sottopagati nel sudore

Appeso a mezz’aria dal suolo senza funi né ripari.
Cartellini da timbrare con contratto interinale
e domani un nuovo mestiere per bestiario di pretese.

 

***

 

La preghiera del padre si disegna agli angoli

d’una bocca da sfamare
nei crampi d’uno stomaco vuoto d’amore
che brama leccornie da consumare in fretta
per mondare gli interstizi dei denti dagli avanzi

                                                               di fragole mature,
lievi come il mulinare del vento

per un marinaio nato in camicia che mille lidi  

                                                         (attraversa

sempre appeso alla sua rammendata tela
che perde il tempo dalle toppe dei suoi miseri 

                                                           (inganni.

 

 

POESIA CIVILE (NC)






Da Rosso Levante

 

LA  CICALA

 

S’io fossi una cicala

frinirei le mie note

nel bramir d’ali e foglie.

Scivolando s’una goccia

nello stagno delle vertebre abbandonate

brandirei pagliuzze dorate.

Mozzando capi chini

di vergogne ossequianti,

sederéi mille battaglie

nel sangue dei codardi

e dei potenti

per riconquistarti il mondo

nel silenzio del mio canto.

 

Vittima camorra

KAMIKAZE

 

Stringhe di dolore annodano l’olfatto

                                      [nel caffè bruciato e vapore uggioso].

 Ricarichi le ossa nella tosse d’una sigaretta

                                             [tra anelli d'esitazione e paura].

Nel giubbotto logoro di anni e preghiere

                           l’odore del letto vuoto

                                     sul sedile di un metrò.

 Ti giri di scatto

- presagio di un nulla

   vuoto del ricordo:

danzano gli occhi

sulle lettere d'una stazione

                                                                [nessun ritorno da vidimare

                                                                  e sudore tra le dita].

 Rimbocchi il colletto

ed il freddo nelle vene,

                 [t'inonderà il silenzio

                                        violento nel rapido finire].

 

Inghiotti la ragione con la vita,

                                   [nel suo sguardo il tuo tizzone]

 non verrà il perdono

ma un addio che è una causa

                         senza stato né nome.

 

 

 

NOTTE DI GAZA, 28 DICEMBRE 2008

NOTTE DI GAZA (NC)

 




Affilo gli accenti e le virgole ai pensieri,

acuminati

feriscono le orecchie sulle dita della notte,

nella carne dei sospiri di urla innocenti

una lingua di terra benedetta da più dèi

nel sangue degli eletti:

ieri bambini senza corse

oggi fame senza domani

e sete senza speranze.

 

Pianto di stelle anche stanotte

nel cielo dei soprusi

d'umano invocare divine discolpe

per rammendare squarci di carne ed anima

nello scendere del sipario sull'infamia del mondo.


 

Funerale vittima camorra


 





DE RERUM NATURA

 

 

Non mi inginocchio davanti ad altari
rivestiti di tele e ricami,
oboli di fedeli
a purificare in bianco candore
di sete e damaschi e ori,
peccati terreni,misfatti
e umane meschinità.

Non sciolgo sulla mia amara lingua
ostie come carni divine
e non rinchiudo in portafogli,
tra denari e scontrini,
nòccioli di dattero come propizio feticcio
per prospero domani,
né santini dalle mani insanguinate
di stimmate e dolori
per garantirmi la fede
ed un sereno domani.

Templi e pagani riti  reiterati in riscritte vesti
a giustificare poteri e contrabbandi di menti

                                con aldilà e timore di Dio,
che imperfezione naturale d’animale genere

ha voluto a pascolare in gregge di iene

in famelico divorare la carne del più debole

che soggiace, per malefica invenzione
del male al di fuori della creazione.

Mi inginocchio davanti a me stessa,
alla mia meschina natura nella Natura
ed essa prego che non infierisca
davanti allo scuotere delle onde sulla battigia
e alle creazioni di umana creatura
                                       in sua potenza d’arte.


Alla mente spaccata tra bestiale istinto
                                     e razionale evoluzione
rivolgo disperato pianto e preghiera
che abbia pietà dei cuccioli d’uomo
                                 e non inchiodi alle croci

armando innocenti come cani affamati

per ludibrio di scommessa
                         e due monete d’oro in tasca.

 

 

BOMBE A GAZA (GUERRILLA RADIO)

 







STORIA SENZA STORIE

 

Terra di cedri ed ulivi,
terra di pietre maledette
in nome di quale Dio affoghi
in rovi e polveroso affanno
per diritto d'un popolo
nella diaspora nutrito
d’amaro sale e dolore?

Ieri vittime tatuate a numero e fosse
non vedono lo scempio del proprio diritto
nel disumano vissuto genocidio?

Acre odore macabro di decenni
e sangue di disperazione e fame
sulle terre sfrattate e mutilate
non giungi ancòra alle narici

dei nuovi Pilato immobili

a decretare nel complice silenzio
il trionfo dell’inferno sulla storia.



bambinosuproiettilepa6




LA CANZONE DELLE PRIMULE ROSSE

 

In un presente privo di memorie
per le croci senza lapide né nome
raccogli secchi papaveri rossi
tra le pagine d’un vecchio diario
e dàlli alle fiamme di questo stanco cammino.

Nel seme della ribellione
si nasconde il tacito dolore
dell'animo che avanza negli anni represso.
Aprimi varchi tra le nebbie del pensiero
e tornerò libera in catene
al servizio di arroganti minimi.

Ha avuto un nome ogni ideale
scagliato dalle torri
alla diaspora dei mondi
nelle lingue confuse d’incomprensibili déi
e profeti d’uguaglianza
armati d’arroganza e verità.

Falliremo ancora ma ci rialzeremo
nell’urlo delle nostre parole
scritte dal vento sulle tue labbra
e nel pugno chiuso scagliato al cielo

                        dei padri del pensiero.

Andiamo avanti compagno leggero
cantiamo ancora delle primule rosse
che fioriscono nelle primavere
                                       dei soprusi.


Cantiamo ancora ché non sia finita
la nostra lotta senza strage né terrore
cantiamo ancora e culliamo d’amore
questo nostro stanco ideale.

 

ERO UNA DONNA (NC)

 





ERO UNA DONNA

(2 AGOSTO 1980)

 

Ero una donna,

camminavo per strada:

pesanti i sacchi della spesa,

scendevo le scale della stazione.

 

Tornavo all’odore dei miei panni,

ero una donna

con la spesa per la cena.

 

Sono brandelli di carne

nello scoppio di un odio senza nome:

-          lo chiamano ideale ...

ma io non ho più avuto amore  -

 

Tumuli di pianto

e fiori secchi

nel silenzio delle fosse

senza più dolore:

solo memorie

e vili vivi

nel canto delle foglie

d'un autunno perenne.


 NATALIA CASTALDI  2

(continua...

postato da: saldan alle ore 10:41 | link | commenti (2)
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giovedì, 03 settembre 2009


 

NATÀLIA CASTALDI, MY EROS

“Nelle ore assorte,/oltre le apparenze/sei me in ogni grano d’una corona di preghiere”

 

 

INCHIOSTRO - MY EROS (NC)

 

 

 

 

 











INCHIOSTRO

 

Intreccia i miei respiri alle parentesi quadre dei tuoi pensieri

smussa le virgole ed accarezzami gli accenti

striscia sul corpo del mio testo

                                         dàgli peso

penetra ogni parola

                          ogni verbo

bagnami la lingua della tua saliva

             - nel leggermi piano

                  senza fretta -

scivola sul ventre di ogni pausa di silenzio

e stropicciami ad ogni lettura

                                         nelle ore di noia

mentre vieni nelle mie caverne

                             e sui miei capelli

                                          ed alle mie labbra

                                                         offri ancòra nuovo inchiostro.

 

 

 

MY EROS (nc)

 

 

 

 

 















SPEZIATO D’ORCHIDÉE



Lasciami scivolare lungo le pareti del cuore, 

spingimi contro questo muro,                           
braccami fino a togliermi ogni fuga:                  


- solleva le mie gonne –                                          


metti  a nudo i petali nascosti                         
e svelami i segreti del  generoso miele            
speziato d’orchidée.                                      

 

Con dita mature                                              
indicami vie d’ uscita fluïde                           
dai labirinti di remore e pudori:                    


in abbandono di presa                                     

sulle ginocchia sciolte di sesso e di piacere,
prenditi gioco di questo corpo ancora ingenuo:


e la delizia della mia fame nuova                     
rigonfi in te di tenero turgore

il fiore che mi salda allo specchio del tuo amore. 

 

 

 __________________________________________

 

Fuoritesto

REFLEJOS (NC)

 

 

 

 

NODO

Pubblicato in Minimalismi letterari, poesia contemporanea

da natàlia castaldi il 3 Settembre 2009

 

 

Come celare alle foglie

il tempo di un respiro?

Farò un nodo al fazzoletto

stretto in gola, stretto

che non si sciolga

come fosse un pianto.

 NATALIA CASTALDI










(Foto e testi da MINIMALISMI LETTERARI E DINTORNI cont
rovento)




(continua.....

 

postato da: saldan alle ore 11:49 | link | commenti (1)
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